La carriera di Viktoriia Onopriienko: tra medaglie storiche, Olimpiadi e sacrifici, la sua storia è diventata simbolo di resilienza, coraggio e speranza oltre lo sport.

Ci sono storie di ginnaste che, per un motivo o per l’altro, si intrecciano alla narrazione del contesto sociale e del tempo storico in cui sono nate e vissute. 

La carriera di Viktoriia Onopriienko, tra le atlete che hanno recentemente abbandonato l’attività agonistica, riflette inevitabilmente il periodo di instabilità e lo scenario di guerra che ancora oggi l’Ucraina sta attraversando.

Viktoriia è un simbolo di resistenza e determinazione, un esempio per tante connazionali che continuano ad allenarsi e perseguire i propri obiettivi auspicando presto la fine del conflitto. 

Il palmarès

Nata a Kiev nell’ottobre 2003, Onopriienko è stata tra le ginnaste ucraine di punta dell’ultimo decennio. Campionessa nazionale junior nel 2016, senior nel 2021 e nel 2023, argento europeo junior a team nel 2018, plurifinalista di Coppe del Mondo e Grand Prix.

Tra i traguardi più importanti conquistati in carriera annoverava l’oro europeo al cerchio nel 2023, giunto ben 18 anni dopo l’ultima medaglia continentale per la sua Nazione, il bronzo mondiale alle clavette nel 2023 e il decimo posto assoluto ai Giochi Olimpici di Tokyo 2020, edizione in cui si presentò come l’atleta più giovane tra quelle in gara.

Lo scenario di guerra 

Dopo l’invasione del 24 febbraio 2022, notte in cui la Russia mosse il suo primo attacco militare, il team ucraino dovette abbandonare le pedane. Molte famiglie furono costrette a nascondersi per giorni in cantine o seminterrati. Gli allenamenti furono sospesi e solo successivamente vennero spostati in una zona più sicura a ovest, dove Iryna Deriugina aveva fatto trasferire Viktoriia e molte delle sue compagne. Dover convivere in spazi ridotti, visto che le sedi sportive erano spesso state adattate ad ospitare feriti o rifugiati, con la costante paura di un’escalation ancora peggiore, non rappresentava certo una condizione ottimale per una preparazione di alto livello.

In quel periodo molta fu la solidarietà dimostrata dagli altri Paesi, primis fra tutti anche dall’Italia che mise in piedi una serie di iniziative per poter accogliere coloro che riuscivano a scappare fuori dalla Nazione. Viktoriia riuscì a trovare ospitalità nella società Armonia d’Abruzzo, con la possibilità di continuare ad allenarsi e gareggiare anche nel Campionato di Serie A.

Solo in estate Onopriienko e le sue compagne riuscirono a rientrare a Kiev e a riprendere l’attività seppur costantemente in allerta a causa dei raid aerei, ormai diventati la normalità:

«Quando suonano le sirene dobbiamo interrompere gli allenamenti e scendere nei rifugi. Senti i missili quasi sfiorarti e il pensiero va sempre ai parenti e agli amici e alla loro sorte. Non è facile far finta di niente e tornare ad eseguire l’esercizio con concentrazione».

Fu dura adattarsi alla situazione. Le ore di allenamento erano diminuite notevolmente. A volte bisognava interrompersi perché mancava la corrente. Le ore di sonno erano decisamente poco serene. Eppure Viktoriia, con ostinazione e determinazione, fece tutto il possibile per non lasciarsi prendere dallo sconforto, conscia di essere stata più fortunata di altre ragazze che non avevano potuto spostarsi dal loro Paese o alle quali era toccata una sorte ben più triste.

La ricerca della seconda Olimpiade

Viktoriia non si perse d’animo e, con il supporto del suo staff, riprese ad allenarsi duramente, decisa a strappare la sua seconda qualificazione olimpica, seppur con la consapevolezza di non poter usufruire di condizioni stabili al pari delle colleghe di altre nazioni.

Nel 2023, la vittoria della medaglia a un campionato mondiale, dietro a Darja Varfolomeev e Boryana Kaleyn, rappresentò l’apice della sua carriera non tanto per il risultato in sé, quanto per il difficile contesto con il quale dovette convivere dall’inizio della guerra.

Il terzo posto alle clavette ottenuto a Valencia giunse in un giorno importante e denso di significato, quello in cui si celebra l’Indipendenza dell’Ucraina:

«Dedico la mia vittoria a tutti gli ucraini, a coloro che ci stanno difendendo e a mio padre, che ora è al fronte per proteggere il mio Paese».

Nella stessa competizione, Viktoriia riuscì a conquistare anche l’unica quota olimpica per l’Ucraina.

L’anno successivo fu, al contrario, uno dei momenti più scoraggianti dal punto di vista sportivo, con il mancato accesso alla finale All-around ai Campionati Europei 2024 di Budapest. Onopriienko usciva da un periodo vissuto tra problemi fisici e mancati allenamenti, durante il quale era stata anche ricoverata in ospedale per un mese. A questo si aggiungevano il costante stress e la tensione emotiva causati dalla guerra.

La mancata convocazione e il ritiro

Sebbene fosse stata lei a conquistare la qualificazione olimpica, non essendo una quota nominativa, la Federazione all’ultimo momento preferì portare in Francia la sedicenne Taisiia Onofriichuk, al suo primo anno da senior. Alle origini della scelta, almeno formalmente, vi era uno stato di forma non al top per la veterana, influenzato anche dall’infortunio e dai problemi di salute accusati dopo la World Cup di Sofia.

Una decisione sicuramente vissuta con sofferenza, ma in fondo non cosi inaspettata. Tramite un lungo post, pubblicato il 17 luglio 2024 sul suo profilo Instagram e tuttora fissato in alto, lasciò trasparire il suo disappunto per quanto accaduto seppur invitando i suoi fan a non drammatizzare. Sebbene gli infortuni abbiano compromesso la sua carriera, a suo dire, questi non possono essere considerati degli alibi per giustificare l’esclusione dai Giochi.

Lei, che dopo i problemi fisici ed il contesto quotidiano a cui ha dovuto adattarsi ha sempre trovato le forze per lottare e rialzarsi, si sentiva pronta. Stava dando il massimo ma, a quanto pare, l’impegno non è bastato. Eppure, cosi è la vita di un’atleta, bisogna farsene una ragione, perché quanto ti alleni a fianco di ginnaste di altissimo livello è dura scegliere chi sia la migliore e non tutti possono davvero capire cosa avviene “dietro le quinte”. Bisogna adeguarsi e continuare a lavorare.

Ho dolore (sarebbe strano se mi sentissi diversamente in questo momento, vero?), ma non è successo nessun dramma, di quelli di cui scrivono. Tutto è prevedibile, è successo così nella ginnastica prima di me e, purtroppo, succederà anche dopo.

Viktoria non ha alcun rimpianto. Voltandosi indietro rifarebbe tutto allo stesso modo, sente di aver dato il massimo per lei stessa ma soprattutto per la sua Nazione, l’unica cosa che conta davvero.

A fine 2024, seppur senza comunicati ufficiali, fece intendere di voler ritirarsi dalle competizioni, portando avanti gli studi presso l’Università Nazionale dell’Ucraina in Educazione Fisica e Sport. Oggi si impegna attivamente per il sostegno del suo Paese attraverso iniziative benefiche ed eventi sportivi dedicati all’inclusione e alla solidarietà.

Il film su Onopriienko

Il canale olimpico ufficiale ha dedicato a Viktoriia Onopriienko un documentario che ripercorre i momenti più delicati ma anche quelli più ricchi di soddisfazione della sua carriera: Viktoriia: Ukraine’s Gymnastics Hope.

Le immagini sono ambientate nell’arco di tempo del 2023 che va dai Campionati Europei di Baku a quelli Mondiali di Valencia. L’oro europeo al cerchio e la qualificazione ai Giochi Olimpici di Parigi 2024 vengono riproposti dalla regista ucraina Taisiia Kuzutova. Sullo sfondo, le vicende della guerra, scenario quotidiano del contesto vissuto.

La produzione ha fatto emergere quanto abbia contato il supporto delle persone a lei più care per continuare ad allenarsi assiduamente: in primis il suo staff, le allenatrici Ireesha Blohina e Iryna Deriugina, insieme alla Federazione, ai genitori, agli amici e alle compagne di squadra.

Cover del documentario su Viktoriia

Il documentario si conclude con l’abbraccio tra Onopriienko e suo padre, tornato temporaneamente a casa per festeggiare il suo compleanno, pronto però a ripartire per il fronte:

«Vorrei davvero che le cose fossero a posto. Tipo, torno a casa, chiudo gli occhi e tutte le cose brutte sono sparite. La guerra è finita, abbiamo la pace, possiamo vedere di nuovo le nostre famiglie e io posso rivedere mio padre. Di solito lo chiamavo dopo le gare. Ora, sfortunatamente, non c’è modo di sentirlo subito o anche solo ricevere da lui un messaggio» 

Durante il conflitto Onopriienko ha perso il cugino Serhiy, morto nel giugno 2022 combattendo come membro delle Forze Armate.

Fonti: WikipediaWe are UkraineChampion.com

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Ex-ginnasta e allenatrice, dal 2009 lavora nel settore sportivo e scrive per alcune testate web.

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Karina
21 giorni fa

Che carina e biondissima da piccola!

Giuly
21 giorni fa

Mi è sempre piaciuta Vika e penso che non ha avuto tutto quello che meritava.

Dopo Tokyo, con due ginnaste finaliste, Deriugina se ne era uscita con un “torneremo a Parigi con delle ginnaste migliori”… veramente un’uscita poco carina!

Oltretutto, Vika (ma anche Pohranychna, che forse a Valencia il secondo pass olimpico lo avrebbe staccato) è stata super competitiva fino all’ultimo anno del quadriennio successivo, quando poi è arrivata Taiisia a scalzarla.

Mi chiedo se senza la guerra le cose sarebbero andate diversamente per lei!